Nel mondo della gioielleria c’è spesso un po’ di confusione tra due termini usati quotidianamente come sinonimi: diamante e brillante. Molte persone pensano si tratti della stessa cosa, ma in realtà esprimono due concetti gemmologici completamente diversi.
Capire la differenza è fondamentale per fare acquisti consapevoli, evitare spiacevoli malintesi e scegliere con sicurezza il prossimo gioiello da inserire nel portagioie. Scopriamo insieme tutto quello che c’è da sapere.
Qual è la differenza tra diamante e brillante?
La differenza è tanto semplice quanto netta: il diamante è la materia prima, mentre il brillante è il tipo di taglio applicato alla pietra.
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Diamante: è una pietra preziosa naturale, un minerale rarissimo composto da carbonio puro. La sua incredibile durezza e la sua millenaria formazione nel cuore della Terra lo rendono il simbolo universale di lusso, eternità e bellezza.
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Brillante: è un preciso metodo di taglio studiato per riflettere la massima quantità di luce possibile. Quando sentite parlare di un “anello con brillante”, si intende un anello con un diamante tagliato a brillante.
Quali sono le “4 C” del diamante?
Per valutare la qualità e il valore di un diamante naturale, i gemmologi di tutto il mondo utilizzano il metodo delle 4 C:
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Carat (Caratura): si riferisce al peso del diamante. Un carato equivale esattamente a 0,2 grammi.
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Colour (Colore): più il diamante è bianco e privo di sfumature, più è raro e prezioso.
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Clarity (Purezza): indica l’assenza di “inclusioni” (piccole imperfezioni naturali interne). Più la gemma è pura, più la luce la attraversa indisturbata, anche se le inclusioni rendono la gemma unica nel suo genere.
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Cut (Taglio): è l’unico fattore che dipende interamente dall’abilità dell’uomo. Un taglio eccellente permette alla luce di entrare e rimbalzare tra le faccette in modo ottimale, creando lo scintillio che tutti amiamo.
Chi ha inventato il taglio brillante?
Il taglio brillante è un capolavoro di ingegneria orafa elaborato dal matematico e gemmologo Marcel Tolkowsky nel 1919. Fu lui a calcolare le proporzioni geometriche perfette per ottenere la massima rifrazione della luce da una gemma.
Il taglio brillante ideale ha una forma rotonda e conta 57 faccette (che diventano 58 se si considera la piccola faccetta piatta all’apice inferiore, detta tavola della culatta). Nonostante nei decenni successivi si sia tentato di variare il numero di faccette alla ricerca di stili più stravaganti, la geometria di Tolkowsky resta ancora oggi la più luminosa e commercialmente diffusa al mondo.
Ricorda che il brillante non è un diamante
Questo è il punto più importante per evitare truffe o acquisti errati: acquistare un “brillante” non garantisce che si tratti di un diamante.
Poiché la parola “brillante” indica solo la tecnica di sfaccettatura, qualsiasi pietra può essere tagliata a brillante, persino un pezzo di vetro o un cristallo sintetico. Molte gemme incolori economiche vengono lavorate così per imitare il diamante: l’esempio più comune è la zirconia cubica, o il comune zircone. Se vi imbattete in offerte che parlano di “zircone brillante”, ricordate che non ha nulla a che fare con il valore e la rarità di un diamante naturale.
Quali sono gli altri tagli del diamante oltre al brillante?
Se il taglio brillante rotondo offre la lucentezza assoluta, perché esistono altre forme? La risposta è legata allo stile personale, all’originalità e all’anatomia della mano. Ogni forma ha un fascino unico:
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Taglio ovale: sofisticato e contemporaneo, ha una luminosità eccezionale e ha il pregio visivo di slanciare le dita.
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Taglio fancy: per esempio, un taglio a cuore è la scelta romantica per eccellenza, ideale per un anello di fidanzamento ad alto tasso di emozione.
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Taglio marquise (o navette): una forma allungata con le punte affusolate che fa sembrare la gemma visivamente più grande rispetto al suo peso effettivo in carati.
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